Continua:Cosa e' l'hifi
Il lettore è la sorgente di programma primaria degli impianti hi-fi. I numerosi modelli in commercio sono classificabili in apparecchi da tavolo con vano di caricamento singolo o multiplo, monotelaio o a due telai, portatili.
La lettura ottica non è immune da risonanze e da influenze di fattori esterni; tuttavia fino a qualche tempo fa si pensava che il circuito servo e soprattutto quello di correzione degli errori potessero rimediare adeguatamente a qualsiasi difficoltà incontrata nella lettura, mentre in realtà la correzione agisce non nel senso di ricostruire dati mancanti ma sistemando con logica quelli presenti. Da ciò si comprende facilmente la necessità, che così come avveniva con il vecchio vinile, anche il CD venga letto cercando di estrarne correttamente quante più informazioni possibile; ciò si ottiene anzitutto consentendo al laser di seguire i pits ovvero le microscopiche depressioni che costituiscono l'equivalente digitale dei microsolchi degli LP, senza alcun disturbo causato da vibrazioni interne all'apparecchio o derivate dall'ambiente che lo circonda. È evidente che i CD player integrati, a causa della coesistenza entro lo stesso contenitore di sezioni meccaniche ed elettroniche, non rappresentano esattamente la soluzione ideale al problema: in un CD player a singolo telaio, le due sezioni molto spesso devono dividere la stessa alimentazione e visto che l'intervento del servo per non far perdere la traccia al laser assorbe molta energia, inevitabilmente ciò influirà negativamente sull'attività della sezione di conversione. Installando i circuiti convertitori in un telaio indipendente da quello dell'optomeccanica è possibile ottenere, almeno sulla carta, alcuni benefici ascrivibili soprattutto alla completa separazione dei rispettivi alimentatori ed alla più efficace schermatura reciproca. Il trasferimento del segnale numerico da un apparecchio all'altro pone dei problemi supplementari, non risolvibili senza un considerevole dispendio di mezzi: tra questi primeggia la difficoltà di sincronizzarsi su una frequenza di segnale che non coincide mai esattamente con quella di riferimento dell'apparecchio ricevente, minimizzando nel contempo le irregolarità a breve termine del periodo di clock (vale a dire, il jitter).
La conversione nel CD
La tecnica dei circuiti di conversione si evolve più rapidamente di quella delle optomeccaniche: pertanto un CD player con una sezione di lettura ancora in ottimo stato può diventare in pochissimi anni un apparecchio "superato" in quella convertitrice. In tal caso l'aggiunta di un convertitore esterno più moderno può bastare ad aggiornare tecnicamente l'insieme e a migliorarne le prestazioni, ad un costo che, compatibilmente con la categoria di prezzo del lettore originario, può non essere esorbitante. Più in generale, si può dire che i convertitori cosiddetti monobit (cioè a modulazione di densità o di larghezza degli impulsi: PDM e PWM) riescono ad essere più lineari ai minimi livelli, mentre i multibit possono attingere rapporti segnale/rumore più elevati; ma si tratta di vantaggi essenzialmente accademici. Ciò che invece si può affermare, è che al giorno d'oggi risulta più facile, e quindi meno costoso, ottenere ottime prestazioni dai DAC monobit che da quelli multibit. Se dunque nelle categorie top non c'è ragione di attendersi manifestazioni di superiorità da parte di una delle due tecniche rispetto all'altra, riteniamo che nelle fasce relativamente economiche, in caso di dubbio sia più prudente affidarsi alla maggiore uniformità comportamentale dei circuiti monobit. Il fattore sovracampionamento ("oversampling"), vale a dire il rapporto tra la frequenza a cui operano i circuiti di conversione e la frequenza di campionamento originaria del segnale (detta anche "di canale"), è un'altra caratteristica di cui spesso ci si preoccupa: i convertitori monobit o a basso numero di bit funzionano a frequenze elevate (fattori non inferiori a 32) perché necessitano di bande molto ampie su cui ridistribuire il loro cospicuo errore di riquantizzazione; con i DAC a 16 o più bit, invece, l'oversampling si giustifica non tanto per quel supplemento di risoluzione che è in gran parte inutilizzabile a causa dei limiti attuali del formato digitale, quanto per la concomitanza della pre-filtrazione numerica, la quale permette di semplificare i filtri analogici passa-basso.
Il lettore CD
Molti dei CD player più sofisticati e costosi si articolano in due unità: l'una, detta "meccanica", contiene l'optomeccanica, con i servo di lettura ed i circuiti di demodulazione e di decodifica, l'altra, convertitore, ospita la sezione di conversione D/A e gli stadi analogici d'uscita. Con la loro lunga autonomia di funzionamento in automatismo, i cambia-CD rappresentano l'ideale ovunque serva un sottofondo musicale pressoché ininterrotto. Da ricordare inoltre la grande libertà di fruizione della musica godibile grazie ai mini-lettori tipo "walkman", i quali possono affiancare i modelli da tavolo ma anche sostituirsi ad essi, a condizione che siano forniti di alimentatore da rete e di uscite-linea per il collegamento all'ampli. Da un punto di vista qualitativo, tutti gli argomenti giocano a favore della soluzione separata che però crea altri problemi, specie riguardo l'interfacciamento e la sincronizzazione con il convertitore ed ha comunque, in genere, un costo più elevato. Proprio per minimizzare le difficoltà comportamentali dei CD player a due telai, molti marchi producono meccaniche "dedicate" cioè progettate per funzionare in unione ad un convertitore dello stesso produttore in modo che attraverso determinati circuiti la sincronia e l'abbinamento dal punto di vista del carattere sonico siano i migliori possibili.
DVD Audio e DSD
Agli inizi degli anni '80 il CD venne considerato una vera e propria rivoluzione non solo nel campo audio, dove accompagnava come abbiamo detto il passaggio dalla lettura analogica del vinile a quella digitale al laser del CD, ma anche nel settore informatico: a quel tempo un magazzino dati di tali dimensioni, con gli utenti ancora alle prese con i floppy da 5", era una vera pacchia! Di certo i vincoli stabiliti allorquando nacque il CD si sono negli anni manifestati pienamente costringendo i costruttori a doppi e tripli salti mortali con le tecniche di sovracampionamento, i vari convertitori sempre più aggiornati, i sistemi tipo HDCD, mentre nel campo della registrazione professionale i vincoli dello standard CD si è manifestata con l'avanzata dei vari sistemi di registrazione più attuali (K2 20 bit JVC, Super Bit Mapping Sony, 4D Audio Recording della Deutsche Grammophon. Così, la concomitanza tra la nascita di un sistema-magazzino in grado di contenere un numero molto maggiore di dati del CD (i formati ad alta densità figli del DVD) e lo sviluppo di nuovi convertitori in grado di processare quella stessa mole di informazioni, ci hanno portato nel nuovo secolo, pur ancora innamorati del vecchio nero vinile, a parlare del successore del CD. Ancora una volta, è quasi grottesco ripeterlo ormai all'infinito, si sono creati due fronti contrapposti non solo per interessi commerciali ma anche come filosofia di approccio al sistema. Da una parte il gruppo Philips-Sony, promotore del formato Super Audio CD, dall'altro principalmente la Panasonic con il DVD Audio che è una propaggine del formato DVD: i lettori DVD della nuova generazione potrebbero leggere il nuovo disco DVD Audio e già leggono i normali CD. Entrambi i formati sono ampiamente ridondanti rispetto alle necessità di un audio a due canali, pur campionato a frequenze anche molto maggiori di quella standard del CD o processato alla risoluzione di 24 bit, il massimo consentito dalle tecnologie odierne. Chi sta sviluppando il nuovo formato ha potuto sbizzarrirsi valutando l'influenza dei differenti campionamenti e della lunghezza in bit nella parola nel processore: sono state effettuate registrazioni a 96 kHz, 24 bit e due canali; 192 kHz, 24 bit e due canali; 48 kHz, 24 bit e sei canali; 48 kHz, 2 bit e 6 canali: 48 kHz, 16 bit e 6 canali. Ma soprattutto è stata anche ipotizzata la possibilità di formati multipli per il suono multicanale ad esempio con 88,2 kHz e 20 bit per i canali anteriori e 44,1 kHz e 16 bit per quelli posteriori o 96 kHz e 24 bit per i canali anteriori e 48 kHz e 20 bit per quelli posteriori. Ma quanto incide sulla qualità sonora l'incremento di questi parametri, e quale di essi è il più importante? Le opinioni raccolte sono contrastanti ed è difficile stabilire in base a quali parametri verrà scelto poi il formato definitivo, se non considerando i vincoli che lo sviluppo delle apparecchiature per il settore professionale può determinare: abbiamo detto degli attuali limiti dei convertitori fissati a 24 bit ma in ambito professionale la diffusione di macchine già a 24 bit e 96 kHz è abbastanza ridotta ed i nomi di Genex, Nagra, Otari fanno fatica a trovare compagnia sulle dita di una mano. Potrebbe dunque essere proprio l'ingente costo dell'ammodernamento degli studi (che tra l'altro devono anche dotarsi del necessario per l'audio a più canali del formato audiovideo) il vincolo decisivo per la scelta dei parametri! Dal punto di vista del consumatore le possibilità offerte dai due sistemi è sostanzialmente simile: entrambi sono compatibili con i formati attuali (CD e DVD) e in entrambi i casi è previsto un disco a doppio strato in grado di contenere lo stesso titolo codificato sia nel futuro standard che in quello CD.
L'alternativa DVD
Questo formato sembra perlomeno... di incerti genitori: mentre il cd era chiaramente figlio del mondo della musica, il DVD sembra condividere con il mondo dell'informatica molto più che in passato. I lettori DVD in ambito informatico sono stati una realtà di mercato, magari piccola, ma ben prima che il primo DVD Video facesse il suo ingresso nei negozi di alta fedeltà. Da questo punto di vista le implicazioni di quella che si può a buon diritto definire la prima vera tecnologia dichiaratamente multimediale, comincia ora a verificare il suo impatto sul mercato ma è indubbio che i due mondi (elettronica ed informatica) andranno ad integrarsi sempre di più ed è probabile che fondamentalmente l'asse di equilibrio si sposti a favore della seconda. Basato su di un laser con capacità di messa a fuoco maggiore di quella dei tradizionali CD, ed in grado di leggere dischetti ad alta densità fino a 15 Gbyte, il DVD è un potentissimo sistema di immagazzinamento dati che proprio per questa sua particolarità è stato scelto come fonte futura per l'audiovideo ma ha anche destato l'interesse del mercato dell'informatica. Sul dischetto da 12 cm (come il CD, la cui compatibilità è assicurata) possono infatti essere immagazzinati immagini, suoni, dati in grande quantità. Il lettore DVD è compatibile con il tradizionale standard CD e gli apparecchi di ultima generazione utilizzano convertitori con campionamento a 24 bit e 96 kHz per consentire la lettura di software "intermedio" tra l'attuale CD e il formato DVD Audio uno dei contendenti, con il Super CD presentato da Sony e Philips, per il formato del futuro.
By Berry :SACD ha in pratica vinto sul DVD Audio per scelta dei discografici che hanno tutti ormai approvato l'SACD,anche quelli che inizialmente avevano scelto DVD Audio.
Mai come in questo momento la scelta di un lettore appare difficile. Nella vastissima produzione attuale, si trovano lettori CD dalle buone prestazioni per meno di mezzo milione e modelli che abbinano le stesse prestazioni a un'enorme versatilità e ad una solida costruzione per meno di un milione di lire. Non c'è alcun motivo tecnico per cui i cambia-CD non possano offrire lo stesso livello di prestazioni dei "singoli"; tuttavia la maggioranza dei costruttori preferisce dare la precedenza ai modelli singoli nell'applicazione degli sviluppi tecnologici. Gli attuali lettori DVD rappresentano una valida alternativa se si è interessati anche agli aspetti visuali dell'intrattenimento domestico e tutt'ora solo pochi di essi offrono prestazioni di audio puro di qualità paragonabili ai modelli equivalenti solo CD. Il panorama dei lettori DVD Audio e Super Audio CD è ancora troppo limitato, e con esso il catalogo software, per definire il predominio di un sistema sull'altro e quindi orientare le scelte. Entrambi comunque potrebbero essere acquistati fin da ora come ottimi lettori CD in attesa di uno sviluppo del software disponibile.
Audio multicanale
Per suono multicanale si intente l'audio pcm lineare multicanale, da non confondersi con l'audio multicanale compresso (AC-3, DTS o il fantomatico MPEG II) per l'audiovideo. Anche se qualcuno sperimenta l'utilizzo dell'audio compresso anche in chiave puramente audio, non stiamo parlando ovviamente della stessa cosa. Le possibilità offerte dai nuovi supporti ma soprattutto la supposta presenza nelle abitazioni di un impianto multicanale ("mascherato" da sistema audiovideo) hanno scatenato la fantasia dei progettisti e dei fonici, ancora mortificati dall'insuccesso della quadrifonia di altri tempi. Non è azzardato ipotizzare il dischetto del futuro ricco di queste informazioni immagazzinate su più canali e in grado di inizializzare il sistema di riproduzione (che a quel punto assomiglierà ancora di più ad un computer) in modo che i settaggi risultino esattamente quelli desiderati dall'artista: ascolteremo esattamente quello che l'artista voleva ascoltassimo!
I nuovi formati DVD Audio e Super Audio CD vengono definiti ad alta densità in quanto grazie alla particolare lunghezza d'onda del laser e delle capacità del dischetto, possono essere immagazzinate più informazioni.
by www.suono.it
In una catena Home Theater, il sistema cui è affidato il compito di riprodurre l'audio del programma appare, per forza di cose, più complesso di quello utilizzato per il normale impianto stereo
In un sistema di questo tipo si può andare da un minimo di cinque diffusori ad un massimo di otto. Ma diversi sono i componenti usati e la loro funzione nel caso di un sistema ProLogic, THX o Dolby Digital/Mpeg. Nel ProLogic infatti si parlerà di un sistema a quattro canali, mentre nei sistemi digitali i canali sono cinque. La più semplice catena Home Theater si compone di due diffusori per i canali principali, uno per il canale centrale e due per gli effetti Surround. I primi sono quelli che si occupano della riproduzione dei due canali stereo frontali. Devono essere disposti ad una certa distanza ai lati dello schermo video e corrispondono, sempre più secondo le ultime tendenze, ai diffusori del vostro normale impianto stereo (o a nuovi prodotti comunque di qualità audiophile), tant'è che, spesso, sono proprio questi ad essere utilizzati a tal scopo. Per evitare che le voci dei personaggi non appaiano difficilmente localizzabili si è adottato uno speciale diffusore centrale dalla banda passante limitata fra 100 Hz e 10 kHz, l'unico nato per uso esclusivamente audiovideo in quanto, dovendo essere posto a ridosso o alla base dello schermo video, presenta una schermatura dei gruppi magnetici, necessaria per evitare che sullo schermo del vostro TV color appaiano le caratteristiche macchie che indicano l'interazione fra il fascio di elettroni del tubo catodico ed i suddetti magneti di questo componente. Il nostro impianto base si conclude con la coppia di diffusori posteriori che si occupa degli effetti Surround. Anche in questo caso la banda passante risulta limitata, già all'origine, dalla codifica Dolby (fra 100 Hz e 7 kHz) per cui la scelta di questi diffusori si rivela abbastanza semplice. Questo vale per il sistema ProLogic dal momento che il canale effetti è unico e semplicemente sdoppiato in due altoparlanti. Già con un sistema certificato THX (è una certificazione di qualità della Lucas, non un diverso standard) è bene agire con una certa cautela nella scelta e nell'accoppiamento dei diversi componenti. Diverso ancora l'approccio nei sistemi digitali, quelli basati su codifica MPeg o Dolby Digital, oggi ampiamente disponibili nei dischi DVD. In questi il segnale non viene indirizzato mediante codici particolari, ma la colonna sonora consta di cinque canali discreti a banda piena. Questo significa che i diffusori dovrebbero essere tecnicamente tutti uguali. Anche il canale centrale, dedicato virtualmente al parlato, collabora a creare con i diffusori frontali il senso di spazio e di movimento della scena. Per questo, la distanza dallo schermo ai diffusori frontali destro e sinistro può essere aumentata leggermente in modo da ampliare il fronte sonoro e permettere un'interazione con il canale centrale ottimale. Analogamente i diffusori posteriori, completamente indipendenti, devono poter riprodurre la più ampia gamma di suoni. Anche se diversi nelle dimensioni e nella produzione, sarà indispensabile cercare di ridurre al minimo le differenze timbriche oltre che quelle elettriche tra i vari diffusori. Bisogna sempre tener presente infatti che sarà lo stesso amplificatore a pilotare i cinque canali e sarà perciò necessario fornire al medesimo lo stesso carico. A questo punto un buon sistema Home Theater non potrebbe dichiararsi tale se non prevedesse l'uso di un subwoofer cioè di un diffusore chiamato a riprodurre esclusivamente le bassissime frequenze. I sistemi digitali prevedono sempre un'uscita preamplificata dedicata a questo canale decisamente di rigore per ottenere il massimo nella riproduzione dei film dell'ultima generazione. Il subwoofer svolge un ruolo importante anche nella riproduzione musicale e la sua presenza risulterà appagante purché si abbia il buon senso di regolarlo adeguatamente. Va da sé che il posizionamento e la regolazione dei diversi canali costituisce l'operazione più delicata e importante dell'installazione. Per questo gli amplificatori incorporano sempre un segnale test che consente di tarare il sistema nel modo più opportuno.
Per scegliere
Che tipo di impianto volete realizzare? È importante chiarirsi subito con quale spirito avvicinarsi alla scelta dei vari componenti. Se infatti il sistema che vi accingete a realizzare dovrà svolgere le molteplici funzioni di impianto hi-fi oltre che di sistema home theater, sarà giusto affidarsi a quei marchi di rinomata sensibilità hi-fi e che tutti ormai hanno in catalogo almeno un sistema in grado di garantire sia prestazioni audio che video convincenti. In questo caso, esattamente con le stesse modalità della scelta di un diffusore hi-fi occorrerà ascoltare il sistema completo con i propri dischi di riferimento (DVD) prima di sceglierlo, pretendendo prestazioni hi-fi di grande livello. Anche il sistema multicanale può essere impiegato per l'ascolto della musica, sfruttando le prestazioni del DSP per allargare lo spazio sonoro e ricreare la sala da concerto, lo stadio, il teatro. Un motivo di più per pretendere il massimo dai diffusori e per ricercare il miglior posizionamento. Attenzione: il numero di controlli disponibili sui moderni amplificatori per l'home cinema inducono spesso a pensare che sia facile compensare un errato posizionamento dei diffusori. Non solo non è affatto vero, ma è anche sconveniente processare il segnale per rimediare a errori di impostazione. Si rischia infatti di penalizzare proprio quella fedeltà che stiamo ricercando e a cui questi sistemi devono mirare. Prima di qualsiasi acquisto è dunque necessario chiarirsi molto bene le idee su dove collocare i diffusori, valutando esattamente ogni componente e cercando di ottimizzare i rapporti tra la distanza del fronte sonoro anteriore e posteriore. In questa fase è bene valutare anche l'influenza di un posizionamento ad angolo piuttosto che lungo la parete, nonché la presenza nella stanza di imbottiti o superfici riflettenti. È vero che sono problemi già affrontati con i diffusori stereo, ma un sistema a più diffusori tende a moltiplicare i problemi. Non per niente le sale cinematografiche sono progettate a tavolino con tanto di pannelli fonoassorbenti opportunamente posizionat i.
