Ecco quella che la puo' superare,anche seraffreddata ad aria:
La Victory
COM’È Imponente, muscolosa, con un twin da 1.500 cc in bella vista, due spalle così e ben piazzata a terra col suo gommone posteriore da 170 a "spalla bassa". Così si propone al pubblico, amante delle cruiser in stile americano, la nuova Kawasaki Mean Streak.CRUISER FASCINOSA Chi ama il genere (ma la Kawa fa girare la testa un po’ a tutti) non resterà insensibile al suo fascino "tenebroso", perché la Mean Streak è intrigante, ed ammalia al primo sguardo grazie a forme sinuose, a un vestitino essenziale e a un sacco di dettagli piacevolmente curati. Piace perché nonostante abbia dimensioni monstre, le sue linee sono pulite, senza troppi fornzoli. Così, anche se non si ama il genere, si finisce per guardarla lo stesso.UNA MOTO… BRILLANTE Come tutte le cruiser che si rispettino, le cromature non mancano: fari, specchi, ammortizzatori, cardano, frecce, strumentazione su manubrio e sul serbatoio (dove troviamo il blocchetto d’accensione e quattro spie di servizio), sono tutti rigorosamente in brillante cromo style. C’è anche tanto nero: lucido quello della carrozzeria (unico colore disponibile), opaco quello del motore bicilindrico a V a 45° che fa bella mostra di tutta la sua possenza, contornato da due chilometrici scarichi tirati a lucido e da un panciuto serbatoio a goccia da 17 litri.MOTORE RIVISTO Il propulsore è il noto V twin catalizzato da 1470 cc (fino a qualche anno fa il più grosso bicilindrico in circolazione). Per l’occasione ha ricevuto ritocchi qua e là, per meglio conformarsi alla personalità sportiveggiante della nuova VN 1500. Le due testate sono state modificate per ospitare valvole più grosse (quattro per cilindro), pistoni ritoccati, alberi a camme e sistema di iniezione elettronica che adesso adotta nuovi corpi farfallati da 40 mm e una centralina rimappata. In questo modo sono saltati fuori 7 cavalli in più della VN Classic, anche se la scuderia della Mean Streak si ferma comunque a quota 72. Non moltissimi in effetti, per una moto che promette dal look di bruciare un pneumatico posteriore ad ogni partenza. A far tornare il sorriso ci pensano i 114 Nm di coppia massima, disponibili già a 3.000 giri.SPORTIVA DAVANTI Unire elementi di moto sportive a ciclistiche da custom è un classico dei preparatori. Questa volta la Kawasaki ha tolto a tanti maniaci del trasformismo, il piacere di modificare loro stessi la classica VN. La Mean Streak sfoggia un avantreno da Superbike con una poderosa forcella a steli rovesciati da Ø 43 mm. Ma l’operazione sportività non si ferma qui: i cerchi sono in lega a tre razze da 17" e hanno un look davvero grintoso e calzano pneumatici ribassati di sezione e mescola sportiva; l’impianto frenante conta sul lavoro di due padelloni flottanti da Ø 320 mm l’uno, stritolati nella morsa di pinze Tokico a sei pistoncini. Roba, insomma, che può far impallidire fior di sportive.CLASSICA DIETRO Più classica, invece, l’impostazione del retrotreno. La sella è bassa, sinuosa, tutta di un pezzo, la coda allungata (fin troppo) ospita il faro posteriore, le frecce, targa e funge anche da parafango, coprendo parte del panciuto pneumatico da 170/60. A lato della sella non possono passare inosservati i luccicanti ammortizzatori, regolabili ma dall’escursione cronicamente corta. Grosso anche il disco posteriore, da ben 300 mm di diametro, con tanto di pinza a doppio pistoncino, per una frenata più che decisa. Ma, poiché la 1500 Kawasaki butta sulla bilancia ben 289 kg, è meglio non lesinare sui freni. Dove la Kawasaki sta invece stretta è nel prezzo. Non che 12.390 Euro siano pochi, ma la Mean Streak costa molto meno delle dirette concorrenti.ALTRA:METROPOLITANA In redazione l’abbiamo ribattezzata "il 12" perché quando la vedi incedere sulle rotaie del tram in centro a Milano può essere facilmente scambiata per lo storico tram arancione. Lunga è lunga, la Mean Streak. Lunga e vistosissima, da quando quelli di Akashi hanno deciso di affiancare all’ultraclassico nero una colorazione "orange" che sinceramente trovo doni molto a questa giapponese dall’animo sfacciato. LA LUNGA CHE PIACE Scherzi a parte, qui da noi la Mean Streak è sempre piaciuta a tutti. Già da quando era "solo" millecinque, questa power cruiser ci aveva a suo modo conquistato. Di lei avevamo parlato un gran bene citando come unico "difetto" un motore un po’ troppo "buono" rispetto a quanto ci si poteva aspettare da una moto così aggressiva. In effetti, Kawasaki è andata a lavorare proprio su quello, mantenendo inalterato tutto il contorno. PIÙ CC, STESSA SOSTANZA La Mean Streak 1600 è cresciuta di cilindrata ma è rimasta invariata in tutto il resto. Ora i centimetri cubi sono 1552, ottenuti allungando la corsa di 5 mm ed ereditati direttamente dal motore della VN 1600 Classic, da cui però il V2 della "Mean" si distacca per una differente configurazione dei condotti d’aspirazione e diversi diametri delle 8 valvole (più grosse naturalmente). MOTORE LAVORATO Insomma c’è stato un po’ di lavoro per cercare il brio che mancava. Anche se i valori restano comunque lontani da quelli record dichiarati da quella che si può considerare la sua concorrente più aggressiva che risponde al nome di Harley V-Rod. Il lavoro ha portato in frutto 73 cv (54 kW) a 5.300 giri con una coppia di 125 Nm a soli 2.800 giri. Un solo cavallo in più, ma una bella dose di Nm che arrivano per di più a un regime più basso (200 giri in meno della 1500). Dati che fanno ben capire di che pasta è fatta la Mean Streak che promette di sciorinare in souplesse ogni colpo di pistone. BELLA GUIDA Si guidava bene la cruiser Kawasaki, e naturalmente si guida bene anche adesso. Di novità ciclistiche porta in dote solo il forcellone più rigido, tutto il resto arriva dritto dritto dalla precedente versione, e rende la Mean Streak una delle cruiser dal look più aggressivo sul mercato. Il condimento pepato è composto da cerchi in lega, forcella rovesciata, pinze a sei pistoncini, gommatura da superbike. I SOLITI CURIOSI Un mix che alla fine se non piace, per lo meno si fa guardare. Soprattutto se la moto è colorata come l’ultima versione. Non passa semaforo dove non ci sia qualcuno che arriva, guarda incuriosito le gira attorno e poi si lancia in un "bella, è un Harley?" ovviamente la risposta negativa lascia quasi male il disinformato pedone che si trova privo dei suoi riferimenti… Ma come le moto così non le fa solo l’Harley? Evidentemente no… SOFT TWIN L’aspetto da cattivona tutta accelerazione e sgommate, viene comunque leggermente ridimensionato una volta a bordo. Il V2 ha sì aumentato la sua grinta ma resta un bel morbidone. Il suo carattere è più tendente al dolce che al burrascoso, anche se è comunque avvertibile di coppia, giunta in dote con gli aumentati centimetri cubi. BURROSA Insomma non c’è stata trasformazione da dottor Jekyll e mister Hyde: la Mean Streak resta una cruiser power nell’aspetto ma soft nella sostanza. La coppia viene erogata in modo burroso e con un’elasticità che pone senz’altro questo bicilindrico tra i migliori della categoria. Bastano 1500 giri nel massimo rapporto per riprendere senza problemi di sorta. PRESENTE ALL’APPELLO La spinta è corposa, il motore c’è sempre e risponde anche con sostanza alle chiamate del gas. Insomma non ci si può certo lamentare, nemmeno in velocità, dove raccogliendosi opportunamente dietro l’ampio e dritto manubrio si vedono anche i 200 all’ora indicati, anche se sfido chiunque a resistere più di qualche secondo in quella posizione. ANTISALTELLAMENTO E anche quando si guida in modo aggressivo la Mean Streak ha dalla sua una dote probabilmente unica nella sua categoria. Non lo hanno mai reclamizzato in Kawasaki, ma questo motore può vantare anche la frizione antisaltellamento. Utile non tanto per le staccate furibonde sul circuito di Monza, quanto per gestire senza patemi la consistente coppia frenante del bicilindrico quando il fondo non è impeccabile. EQUILIBRATA La guida piacevolmente precisa della Mean Streak era e resta uno dei suoi punti di forza. Stabile, placidamente appoggiata sul suo metro e settanta di interasse, la Mean Streak sa anche sorprendere. Il suo limite è ovviamente dato dalla scarsa luce a terra che ne frustra le ambizioni sportive. Basta accennare una piega, per grattugiare le pedane sull’asfalto; problema del resto comune alle altre power Cruiser. Peccato, perché la Kawa è davvero equilibrata alla faccia dei suoi 290 kg a secco si fa guidare in moto assolutamente gradevole ed efficace, confortata anche da freni che sanno svolgere al meglio il compito per cui sono stati progettati. POCA CORSA Tutto funziona bene dunque e questo rende gradevole la moto anche nell’utilizzo quotidiano dove si gode del pulsare del bicilindrico (che pulsa ma non vibra) e si deve scontare solo la corsa troppo limitata degli ammortizzatori posteriori (regolabili) che arrivano fin troppo in fretta al fondo corsa. ASSOLO Una moto naturalmente da godere in perfetta solitudine. Il passeggero è previsto ma costringere qualcuno ad affrontare un tragitto che non sia brevissimo sullo striminzito sellino della Mean equivale probabilmente a giocarsi un’amicizia, o peggio un amore. Cose buone da segnalare: il cardano dolcissimo (in perfetto standard giapponese), il blocchetto che consente di estrarre la chiave anche a motore in moto e le frecce a rientro automatico che sono sempre un bella comodità. AHI, AHI, AHI Cose cattive da segnalare: le spie dall’aspetto un po’ superato e anche poco visibili; soprattutto quando s’indossa il casco integrale costringono ad abbassare troppo lo sguardo, l'assenza del pulante di lampeggio, cosa deprecabile e comune a tante altre cruiser, come se su questo tipo di moto non ce ne fosse bisogno. Nel complesso però la Mean Streak continua a piacerci parecchio, anche se il prezzo non l’aiuta a essere capita. Va detto però che le concorrenti costano tutte molto di più.